Guerra tra [dolci] falliti, non mi interessa
Ogni anno, puntuale come la simpatia dello zio buontempone che urla ambo al primo numero della tombola, l'Italia si divide in due fazioni di zombie lobotomizzati. Da una parte i puristi scemi del Panettone, dall'altra i sostenitori basso scolarizzati del Pandoro. I social si dimostrano la solita vetrina di immondizia digitale visto che si infiammano su ste cose dopo aver discusso in ordine di guerra, PNRR, chi si scopa Belen e diritti inalienabili, addirittura c'è gente che riesce a discutere di questa faida per ore, come se gli desse quella speranza di dialogo misto a sfida.
La verità, però, è molto più triste e nessuno ha il coraggio di dirla ad alta voce: STATE LITIGANDO PER DECIDERE CHI SIA IL MENO PEGGIO TRA DUE PRODOTTI DOLCIARI CHE INTRINSECAMENTE MEDIOCRI.
Questa faida non è una battaglia di gusto, è una sindrome di Stoccolma culinaria. È la dimostrazione evidente di come il marketing e la pressione sociale possano convincere un intero popolo a pagare a peso d'oro dei lievitati che, in qualsiasi altro periodo dell'anno, verrebbero usati come fermaporte.
L'Anatomia della Mediocrità
Analizziamo i contendenti con onestà intellettuale, togliendo la patina della "magia del Natale".
Il Panettone è, essenzialmente, un pane dolce che ha avuto un'infanzia difficile. La sua versione base è un percorso a ostacoli gastronomico: devi schivare i canditi (che il 90% della popolazione odia ma finge di tollerare per "tradizione") e l'uvetta, che ha la consistenza di una gomma da masticare dimenticata al sole. È un dolce che richiede "lavoro" per essere mangiato. Se devi passare dieci minuti a dissezionare la tua fetta per renderla commestibile, il problema non sei tu, è il dolce.
Per non parlare degli edgy sopra i 50 anni che per fare i gradassi ti squadrano e ti dicono che non capisci niente proprio perché non mangi le uvette e i canditi, a cui, ovviamente, fanno cagare però fingono per cercare di mantenere questo status da Fonzie della famiglia, fatto sta che loro sono cosi amanti dei canditi e uvetta che non li hai mai visti mangiare canditi e uvetta in altre pietanze, come se finito il natale e questo martirio del panettone smettessero di esistere.
Dall'altro lato c'è il Pandoro. Il dolce dei bambini, dicono. La realtà è che il Pandoro è un blocco di burro e uova annegato nello zucchero a velo, con la densità molecolare di una stella di neutroni e la capacità di prosciugare la salivazione di un essere umano in tre secondi netti. Mangiare un Pandoro senza un bicchiere d'acqua a portata di mano è un tentativo di suicidio assistito. Senza quella bustina di zucchero a velo chimico (che finisce ovunque tranne che sul dolce), saprebbe letteralmente di nulla.
Il Mito dell'Accompagnamento
L'argomentazione definitiva che smaschera la mediocrità di entrambi è questa: nessuno li mangia volentieri "in purezza". La frase che si sente più spesso è: "Sì, ma con una bella crema al mascarpone..." o "devi provarlo riscaldato al microonde con la nutella".
Ecco il punto. Se per rendere gradevole un dolce devi affogarlo in 500 calorie di grassi saturi, zucchero e uova sbattute, o spalmarci sopra tre dita di crema alla nocciola, allora quel dolce non è buono. È solo un veicolo. Il Panettone e il Pandoro sono diventati nient'altro che cucchiai commestibili costosi per mangiare creme che, da sole, sarebbero socialmente inaccettabili da consumare a scodellate.
L'Insulto alla Pasticceria Italiana
La vera tragedia non è che questi dolci siano mediocri, ma che monopolizzino la scena in un Paese che detiene l'eccellenza mondiale della pasticceria.
Siamo la nazione del Tiramisù, della Cassata Siciliana, del Babà inzuppato nel rum, della Sfogliatella riccia o frolla, della Millefoglie croccante, del Cannolo riempito al momento, della Pastiera. Abbiamo dolci con architetture complesse, bilanciamenti perfetti tra croccantezza e cremosità, esplosioni di sapore che non richiedono "aiutini" esterni per essere apprezzati.
Eppure, arrivato dicembre, spegniamo il cervello e il palato. Accettiamo di pagare 30, 40, talvolta 50 euro per un "Panettone Artigianale" (che spesso di artigianale ha solo l'etichetta scritta in corsivo elegante) che è, a conti fatti, farina, lievito e tempo perso. È un insulto alla nostra intelligenza gastronomica. È come avere una Ferrari in garage e decidere di girare in monopattino elettrico perché "tutti fanno così".
La Psicologia del "Gregge"
Perché lo facciamo? Perché continuiamo a perpetuare questo rituale stanco? Perché è da sfigati. È l'atteggiamento di chi ha bisogno della validazione sociale del gregge. Comprare il lievitato di marca, o quello dello chef stellato, e postarlo su Instagram non è un atto di gusto, è un atto di conformismo. È la tassa da pagare per sentirsi parte della tribù degli scemi: lo fanno tutti, e proprio per questo non frega niente a nessuno.
Chi mangia Panettone o Pandoro lo fa per inerzia, per automatismo pavloviano. È la scelta pigra di chi non ha la personalità per presentarsi al pranzo di Natale con un vassoio di Profiteroles o una Torta Sacher, dicendo: "Tieni nonna, quest'anno mangiamo qualcosa che non sappia di cartone imburrato".
Conclusione
La faida Panettone vs Pandoro è una distrazione di massa. Mentre voi vi scannate su quale dei due sia il re del Natale, la vera aristocrazia dolciaria ride di voi. Essere "edgy" e svegli, oggi, non significa scegliere uno dei due schieramenti. Significa guardare il tavolo dei dolci, scuotere la testa con un sorriso di superiorità e ordinare un cannolo.
Il Natale è troppo breve per sprecare calorie con la mediocrità lievitata. Ribellatevi alla dittatura dei canditi e dello zucchero a velo.
--Lei non faccia il tunnel!
-Cosa?
--Lei mi sta scavando sotto e mi toglie la panna. La castagna da sola, sopra, non ha senso. Il Montblanc non è come un cannolo alla siciliana, che c'è tutto dentro e come uno zaino lei se lo porta appresso per un mese e sta sicuro: il Montblanc si regge su un equilibrio delicato, non è come la Sacher Torte.
-Cosa?
--La Sacher Torte.
-Cos'è?
--Cioè... Lei, praticamente, non ha mai assaggiato la Sacher Torte?
-No.
--Va be'. Continuiamo così, facciamoci del male!