"Lo Dico da...": L'Insopportabile Ipocrisia della Premessa Identitaria

"Lo Dico da...": L'Insopportabile Ipocrisia della Premessa Identitaria
Lotito non mi querelare sei solo il massimo esempio del laziale

Se c'è un termometro che misura la febbre intellettuale della nostra società, è la sezione commenti dei social network. E se dovessimo diagnosticare la malattia, questa avrebbe un nome preciso: Sindrome del Preambolo Identitario.

È quella pratica viscida, che ormai si trova ovunque, per cui nessuno si sente più autorizzato a esprimere un'opinione basata sui fatti senza prima esibire il tesserino di appartenenza alla fazione opposta o, quantomeno, al club dei "giusti". "Lo dico da laziale...", "Lo dico da vegano...", "Non ho mai votato per Tizio, ma...".

Sembra un atto di onestà, vero? Sbagliato. È l'ammissione di colpevolezza definitiva. È la certificazione che l'obiettività, nel discorso pubblico odierno, è considerata un'anomalia statistica, un incidente di percorso, un miracolo che richiede una giustificazione.

La Psicologia del Branco: Perché la Moralità "Acceca"

Non stiamo parlando solo di maleducazione digitale. Quello a cui assistiamo è la manifestazione pratica di dinamiche profonde esplorate dalla psicologia morale. Jonathan Haidt, nel suo fondamentale The Righteous Mind (Le menti dei giusti), ci insegna che "la moralità lega e acceca". L'evoluzione ci ha programmato per unirci in squadre; questo ci permette di cooperare, ma spegne la nostra capacità di vedere i difetti del "nostro" lato e i pregi di quello altrui.

Allen Buchanan, in Political Tribalism, rincara la dose: il tribalismo dirotta le nostre menti, rendendo l'identità di gruppo (chi sono) infinitamente più importante della verità fattuale (cosa è vero). Il preambolo "Lo dico da..." è, in sostanza, la "password" per entrare nella matrice morale della tribù. È un segnale di fumo che lanciamo per dire: "Ehi, non sparate! Condivido i vostri valori sacri, anche se per i prossimi dieci secondi dirò una cosa sensata".

L'Ammissione di Cecità (Il Caso Totti)

Prendiamo l'esempio classico, quello calcistico, specchio fedele del tribalismo italico. Si sta parlando di Francesco Totti. Arriva il commento, immancabile come sempre: "Grande giocatore, lo dico da Laziale".

Analizziamo questa frase. Cosa ci stai dicendo, esattamente? Ci stai dicendo che la tua condizione di default, il tuo "stato naturale", è la cecità faziosa. Ci stai dicendo che, normalmente, il fatto di tifare Lazio ti impedirebbe di riconoscere che l'acqua bagna o che il cielo è blu se a dirlo fosse un romanista. Quella premessa non ti dà autorità. Al contrario, ti smaschera. Rivela che per te l'onestà intellettuale è un evento eccezionale, uno sforzo sovrumano per cui pretendi un applauso.

Dire "Lo dico da..." in questo contesto è ammettere: "Guardatemi, per una volta sono riuscito a spegnere il pilota automatico del mio fanatismo tribale e ho usato il cervello. Datemi un biscottino". È puro Virtue Signaling: una segnalazione di virtù a basso costo per rassicurare il branco.

Trasparenza o Scudo? Distinguere il Grano dal Loglio

Attenzione, però. Non tutte le premesse sono uguali. Esiste un abisso tra la contestualizzazione utile e lo scudo identitario. Se dico "Lo dico da medico" prima di parlare di un vaccino, sto offrendo una competenza, sto aggiungendo valore e autorità al discorso. Se dico "Lo dico da azionista" prima di parlare di un'azienda, sto facendo trasparenza su un conflitto d'interessi.

Ma quando diciamo "Sono napoletano, ma devo ammettere che questa pizza a Milano era buona", non stiamo offrendo competenza. Stiamo chiedendo un'esenzione. Davvero le leggi della chimica e della fisica che permettono la lievitazione smettono di funzionare sopra la reggia di Caserta? Il bisogno di specificare la propria origine prima di fare un complimento a un prodotto "rivale" tradisce una mentalità provinciale. Come se ammettere la qualità altrui fosse un tradimento del sangue che necessita di una deroga speciale.

La Ragione Ostaggio della Paura

Su YouTube e nei dibattiti politici, il costo del dissenso è altissimo. "Seguo X da anni e lo adoro, ma in questo video ha detto una cavolata". "Odio Y con tutto il cuore, ma qui ha ragione".

Queste "mani avanti" sono scudi. Abbiamo il terrore di essere etichettati. La polarizzazione ha reso l'ambiente sociale così minato che dobbiamo erigere un muro di premesse prima di osare concordare su un singolo punto. È la morte del pensiero critico. Non si valuta più l'idea, si valuta la provenienza dell'idea. E se l'idea proviene dal nemico, per accettarla devo prima fare una dichiarazione giurata di fedeltà alla mia fazione, per rassicurare tutti che non sto disertando.

Conclusione: Uscire dalla Prigione Identitaria

Questa meccanica è il cancro della discussione moderna perché normalizza l'idea che essere di parte sia la base, ed essere obiettivi l'eccezione. Dovrebbe essere il contrario. La capacità di analizzare la realtà (che sia un calciatore, un panettone o un'idea politica) indipendentemente dai propri bias dovrebbe essere il requisito minimo per avere il diritto di parola, non un superpotere da vantare.

Come ne usciamo? Con un esercizio di coraggio intellettuale:

  1. Smettetela di scusarvi per avere occhi e cervello. Se Totti era forte, era forte. Punto. Non serve sapere che sciarpa portate allo stadio.
  2. Valutate l'argomento, non l'oratore. Provate a concordare con un'idea del vostro "nemico politico" senza sentire il bisogno di premettere quanto lo odiate.
  3. Accettate il rischio. Qualcuno vi confonderà per "uno di loro"? Pazienza. È il prezzo da pagare per la libertà mentale.

Avere bisogno di premettere chi siete prima di dire cosa pensate significa che la vostra identità è diventata una prigione. E francamente, a nessuno importa della vostra cella.

commento sotto un video a caso di Totti
Commento sotto il video di Masterpooper97

(Mi piaceva davvero come stava venendo questo articolo, così ho deciso di farmi aiutare da Gemini per un controllo del contenuto: volevo assicurarmi che non ci fossero parti copiate per errore, verificare se alcuni aspetti fossero trattati meglio altrove e, magari, farmi correggere qualche elemento di forma, senza però modificarne il contenuto. Esempio i titoli dei capitoli.
Un po' soffro perchè volevo scrivere senza usare gli LLM)