L'Antropologia del Declino: Perché il Wrestling è Roba da Subumani
Sono seduto su un divano che non è il mio, a casa di colleghi dell’università. Persone con cui ho condiviso un percorso intellettuale altissimo, gente che già oggi discute con estrema serietà di emogasanalisi, gradienti pressori o della gestione di uno stent venoso, ma che stasera ha deciso di trasformare il salotto in un tempio per lobotomizzati. C’è WrestleMania in TV, l’evento live per eccellenza. Lo schermo è invaso da tizi unti in mutande di spandex e lattice e i miei colleghi urlano. "Oddio, lo ha preso male! Se non si spostava lo ammazzava!", grida uno con la bava alla bocca "Guarda come soffre lui, si è fatto male davvero" rincara la dose il futuro fisiatra. Io sono lì, con una birra tiepida in mano, a fissare l'abisso della regressione cognitiva, chiedendomi seriamente se queste siano le persone a cui affiderei mai il mio corpo in vista di un'operazione chirurgica o, peggio, il futuro del SSN.
Sia chiaro: non sto dicendo che non siano bravi nel loro lavoro. Razionalmente, so che si può essere dei chirurghi eccellenti e avere dei passatempi atroci. Non giudicherò le loro competenze tecniche basandomi sulla loro passione stupida, ma è fottutamente difficile non mischiare le cose quando vedi un potenziale primario perdere il senno per una messinscena così becera.
La sindrome di Peter Pan (sotto steroidi)
C'è un limite biologico alla decenza. A dodici anni, se credi ancora che Babbo Natale esista o che il wrestling sia una disciplina sportiva, sei un bambino fantasioso. A venti, trenta o quarant'anni, se ti emozioni per una mossa coreografata male, sei tecnicamente un subumano. Non c'è un modo elegante per dirlo.
Il problema non è che sia "finto" perche lo sappiamo tutti.... grazie. Il problema è che è palesemente e "insultantemente" scriptato. È una pantomima recitata da energumeni gonfi di sostanze che si scambiano pugni che mancano il bersaglio di dieci centimetri, accompagnati da quel patetico schiaffo sulla coscia per simulare il rumore dell'impatto. È un insulto all'intelligenza media, una fiera del grottesco dove la sospensione dell'incredulità non è richiesta: è pretesa come atto di sottomissione intellettuale.
La "Lore" per analfabeti funzionali
I difensori di questa roba si riempiono la bocca con la parola "lore". Dicono che è come il teatro, che lo seguono per le storie. Ma cerchiamo di essere seri: la qualità della scrittura del wrestling farebbe sembrare una sceneggiatura dei Power Rangers un’opera di Shakespeare. (e parliamo dei power ranger, serie dove le puntate sono tutte uguali con lo stesso script: 1) arriva nemico che distrugge centro commerciale 2)Arrivano i power ranger 3)sconfiggono il nemico che va nel deserto 4)diventa grosso 5)power ranger in difficoltà 6)power ranger si uniscono in megazhord 7)sconfitta del nemico e ristabilimento dello status quo )
Trame che ruotano attorno a tradimenti telefonati, faide infantili nate perché uno ha guardato storto la borsa dell'altro, e "colpi di scena" che chiunque abbia superato la terza elementare può prevedere con tre mesi d'anticipo. Se hai bisogno di "storie", leggi un libro, guarda una serie TV d'autore, vai a teatro. Consumare ore di wrestling per la "storia" è come mangiarsi il cartone della pizza perché "la consistenza è interessante e un pò di pomodoro è finito li durante il trasporto". Esiste un universo di contenuti stimolanti là fuori, ma voi scegliete la fuffa sceneggiata male.
Mi stava venendo un colpo al cuore quando durante la serata quando chiesi "ah ma lui lo ricordo, randy orton e ora combatte per il titolo?" un probabile futuro primario in neurologia mi risponde "si ma ora...è cattivo". Ah ok.
Il confronto che non esiste: L'inefficienza del wrestling
Poi arrivano i paragoni atletici. Se vuoi vedere due esseri umani che si affrontano davvero, che mettono in gioco ossa, tendini e onore, guardi l'UFC. Lì vedi la nobiltà del combattimento, la strategia, il sangue vero, il sudore che non è olio per il corpo.
Vedere un tizio che si lancia da una corda sapendo esattamente dove l'altro lo afferrerà non è sport. È danza acrobatica per chi ha paura del confronto reale. È la parodia della lotta che toglie dignità a chi combatte davvero.

Gerarchie di subumanità e il paradosso del nerd
A questo punto scatta il riflesso condizionato: "Sono un classista, un arrogante che giudica i passatempi altrui?". Forse. Mi sento un alieno su questo divano, e sì, provo un sincero dubbio esistenziale. Ma la verità è più complessa.
Siamo tutti subumani per qualcuno. Io ho 34 anni e gioco ancora a Magic: The Gathering. Un accademico di Oxford probabilmente guarderebbe me, chino su un mazzo di carte a calcolare probabilità e sinergie, e mi etichetterebbe come l'ennesimo adulto mai cresciuto. Ma c'è una differenza abissale, un oceano di neuroni che separa le due cose. In Magic c'è logica, c'è matematica, c'è una struttura di regole complessa che richiede ragionamento attivo e calcolo combinatorio. È un gioco di strategia profondo, non una visione passiva di gente che finge di picchiarsi.
Io posso essere un subumano perché spreco i miei sabati sera con i Planeswalker, ma almeno non urlo "lo ammazzava!" davanti a un copione scadente. C'è una gerarchia nel degrado, e il wrestling è il seminterrato senza finestre. Preferisco la mia solitudine intellettuale e il mio "classismo" piuttosto che spegnere il cervello e unirmi al coro di chi scambia una recita per la realtà. Se questo mi rende un arrogante, allora sia lodata l'arroganza.
