L'ingrediente segreto non esiste: Perché Kung Fu Panda è il più grande trattato zen travestito da cartone animato
(Questo post fa parte di una serie in cui parlo di film che, in un modo o nell’altro, mi hanno lasciato qualcosa e segnato anche per motivi personali. È anche un modo per provare a scrivere, mettere in ordine ciò che penso e dire la mia su certi temi. E poi magari, avere un link da condividere quando capita di parlare di questi film, argomenti, videogames o serie.)
C'è un equivoco colossale che aleggia su Kung Fu Panda. La maggior parte degli persone lo archivia nella cartella "cartoni divertenti per bambini", un film innocuo su un panda in sovrappeso che fa le facce buffe e impara le arti marziali.
Sbagliato.
Se grattate via la patina della computer grafica e le gag fisiche, vi ritroverete tra le mani uno dei saggi filosofici e psicologici più lucidi, spietati e brillanti che Hollywood abbia mai prodotto negli ultimi vent'anni. Un film che parla di trauma, di pedagogia moderna e della più grande malattia del nostro secolo: l'illusione del controllo.
E per capirlo, dobbiamo partire da una verità scomoda che ribalta l'intero film: Po non è il vero protagonista.
Il falso eroe e il vero viaggio: La redenzione di Shifu
Pensateci bene. Secondo il classico Viaggio dell'Eroe, il protagonista deve subire una profonda trasformazione interiore. Ma Po, in fondo, non cambia mai davvero. All'inizio del film è un fanboy goffo, buono e puro di cuore; alla fine del film è un fanboy goffo, buono e puro di cuore che sa tirare calci. La sua natura non viene mai corrotta o stravolta.
Il vero arco narrativo, la vera discesa agli inferi e successiva resurrezione, appartiene al Maestro Shifu. Shifu è un uomo (o meglio, un panda rosso) distrutto dal trauma. Da anni si è chiuso a riccio. È diventato freddo, rigido, un control freak ossessionato dalla disciplina perché è terrorizzato all'idea di fallire di nuovo. E per capire questo terrore, dobbiamo guardare in faccia il suo più grande fallimento.
Non esistono cattivi allievi: La tragedia di Tai Lung
Se Shifu è il protagonista spezzato, dobbiamo per forza riabilitare il presunto "cattivo" della storia. Tai Lung non è un villain bidimensionale mosso dalla pura malvagità. È la vittima per eccellenza di un mentore tossico.
C'è una regola d'oro nella viota (e negli sport da combattimento, credo): non esistono cattivi allievi, esistono solo cattivi maestri. Tai Lung è l'incarnazione tragica di questo principio. Shifu ha preso un cucciolo orfano, lo ha cresciuto come un figlio e lo ha riempito di aspettative irreali. Lo ha addestrato fino a spezzargli le ossa, promettendogli il destino glorioso del Guerriero Dragone, nutrendo a dismisura il suo ego. Shifu ha proiettato su quel leopardo tutto il proprio narcisismo.
E quando il saggio Oogway ha visto l'oscurità nel cuore di Tai Lung (un'oscurità generata proprio da quella pressione insostenibile) e gli ha negato la pergamena, cosa ha fatto Shifu? Nulla. Non ha difeso il suo allievo. Non ha consolato suo "figlio". Ha abbassato lo sguardo in silenzio.
La furia distruttiva di Tai Lung non è banale sete di potere: è il grido disperato di un bambino tradito dall'unica figura paterna che voleva rendere orgogliosa. Tai Lung è letteralmente il demone creato dai fallimenti pedagogici di Shifu. E Po non è l'eroe: Po è lo strumento terapeutico inviato dall'universo per curare Shifu da quel senso di colpa.
L'Effetto Samarcanda e l'illusione del seme
Ed è qui che Kung Fu Panda tocca secondo me vette altissime di filosofia orientale, ricollegandosi al cortocircuito psicologico del mito di Samarcanda (dove chi scappa dalla Morte corre dritto tra le sue braccia).
Shifu è terrorizzato all'idea che Tai Lung evada dalla prigione per vendicarsi. Così, per controllare la situazione, manda un'oca messaggera a dire alle guardie di raddoppiare la sicurezza. E cosa succede? Tai Lung usa esattamente una piuma caduta da quell'oca per scassinare la serratura ed evadere. L'ansia di controllo di Shifu ha generato esattamente il disastro che voleva evitare.
È a questo punto che il Maestro Oogway affronta Shifu sotto unl pesco (che tornerà dopo), regalandoci uno dei dialoghi più intensi dell'animazione moderna. Shifu, in preda al panico da perdita di controllo, tira un calcio all'albero facendo cadere delle pesche: "Delle cose le possiamo controllare! Posso controllare quando cade la frutta... e posso controllare dove piantare il seme! Questa non è un'illusione, Maestro!"
Oogway, con una calma disarmante, distrugge il suo ego in tre frasi: "Sì, ma qualunque cosa tu faccia, quel seme crescerà e diventerà un pesco. Magari tu desideri un melo, o un arancio... ma otterrai un pesco."
Shifu è disperato: "Ma un pesco non può sconfiggere Tai Lung!" Ed è qui che Oogway sgancia la chiave di tutto il film: "Può darsi di sì. Se sei disposto a guidarlo, a nutrirlo, a credere in lui... Devi solamente credere. Promettimelo."
La vera forza non sta nel piegare la realtà alle tue aspettative. Non puoi far diventare una pesca una mela. Puoi solo accettare la natura delle cose e, letteralmente, crederci.
L'ansia del futuro e il dono del Presente
Questa ossessione tossica per il controllo del futuro non colpisce solo Shifu, ma anche Po. Quando Po capisce di dover affrontare Tai Lung, va nel panico e si rifugia sotto lo stesso pesco, ingozzandosi di frutta per l'ansia. È schiacciato dal suo passato (una vita sprecata a fare noodles) e terrorizzato dal futuro (un leopardo assassino che sta arrivando per ucciderlo).
Oogway lo trova e gli fa il regalo più grande, un mantra che dovremmo tatuarci tutti: "Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà. C'è un detto: ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono. Per questo si chiama presente."
Ancora una volta: molla la presa. Non puoi cambiare ieri. Non puoi prevedere domani. Vivi adesso.
Non puoi valutare un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi
Una volta che Shifu (dopo la morte di Oogway) accetta finalmente di non poter trasformare Po in un melo, capisce che deve cambiare lui stesso. E qui il film ci regala una lezione di pedagogia pazzesca.
Shifu aveva cercato di addestrare Po come addestrava Tai Lung, la Tigre o la Scimmia: rigidi percorsi a ostacoli, digiuno e/o punizioni. Poi ha un'illuminazione. Scopre che Po, se motivato dal cibo, è in grado di compiere acrobazie impossibili.
Cosa fa un vero Maestro? Non costringe l'allievo ad adattarsi al suo metodo standard. Inventa un metodo su misura per la natura dell'allievo. La scena dell'addestramento con i ravioli al vapore non è solo comica, è la sintesi perfetta dell'apprendimento differenziato. Shifu ha smesso di combattere l'essenza di Po e ha iniziato a coltivarla. Ha annaffiato il pesco.
Il Vuoto Quantico e la Profezia Avverata
Il capolavoro finale è la risoluzione del mistero della Pergamena del Drago. Il sacro testo che dovrebbe contenere i segreti dell'universo infinito... è vuoto. È una superficie riflettente.
Tutti si sentono truffati. Ma la chiave di lettura la fornisce il padre di Po, quando gli rivela il segreto della sua famosa zuppa: "L'ingrediente segreto per la mia zuppa... è niente. Non c'è nessun ingrediente segreto".
Tai Lung è impazzito e ha distrutto una valle per ottenere quella pergamena credendo che lo avrebbe reso invincibile. La pergamena vuota è l'affermazione più punk del film: per rendere una cosa speciale, devi solo credere che sia speciale. Tu sei la pergamena.
Ed è qui, nello scontro finale tra Po e Tai Lung, che c'è una chicca narrativa riservata solo agli spettatori più attenti. Vi ricordate il dialogo sotto l'albero? "Un pesco non può sconfiggere Tai Lung!". Ebbene, guardate mentre combatte Po. Durante lo scontro, c'è un momento geniale: Tai Lung scaglia Po all'indietro. Il panda rimbalza contro il pesco che si flette profondamente, assorbendo tutto l'impatto. Non appena Po si sposta dalla traiettoria, il tronco scatta in avanti come una gigantesca frusta di legno, colpendo Tai Lung in pieno volto e schiantandolo al tappeto. È letteralmente il pesco a "combattere" contro Tai Lung. Oogway aveva ragione: forse anche il pesco poteva farcela, se solo Shifu ci avesse creduto.
Alla fine della fiera, Kung Fu Panda ci insegna la lezione più difficile da mandare giù nella nostra società iper-competitiva: smettila di cercare di controllare il futuro, smettila di cercare la pozione magica per il successo e smettila di voler trasformare le pesche in mele.
Lascia andare la presa. Assumiti le tue responsabilità. E mangiati un raviolo.