“Oggi la mamma è morta. O forse ieri, non so.” Come un (mancato) compleanno mi ha fatto capire Meursault prima ancora di leggere Camus
Scheda rapida
- Titolo: Lo Straniero
- Autore: Albert Camus
- Pagine: ~130 (si legge in un pomeriggio)
- Punteggio: 5/5 ⚡
- Source: Regalo di compleanno di Alfredo
L'antfatto: Il malinteso del compleanno e il paradosso sociale
Prima di aprire il libro, un aneddoto bizzarro che secondo me è molto a tema con la lettura.
Il 14 luglio sarebbe stato il mio compleanno ed ero tornato a casa da qualche giorno dopo tre settimane di ricovero in ospedale. Non avevo alcuna voglia di "festeggiare" il mio compleanno nel senso più classico classico cioè con torte, candeline, messaggi formali e cerimonie. Volevo solo passare un po' di tempo con il mio amico Alfredo. Così l'ho invitato a vederci, senza dirgli che quel giorno era il mio compleanno.
All'inizio ha detto di sì, poi il giorno stesso mi ha avvisato che era sopraggiunto un impegno e che ci saremmo visti l'indomani. Per me era assolutamente perfetto: ho due giorni liberi, che sia martedi o mercoledi non cambia nulla, perché dovrei costringerlo a scegliere o rimanere male se si sceglie di spostare di ventiquattr'ore?
E' un mio amico, perchè dovrei obbligarlo a scegliere o a fare delle scelte se io sono libero entrambi i giorni? a me fa piacere se lui passa due belle serate invece che rammarichi o altro, e non è neanche una prova di "volersi bene" se non mi volesse bene non avrebbe accettato e/o non sarebbe venuto, quindi non trovo il senso per "lamentarmi" specialmente se io stesso sono stato il primo a non dare peso a questo "evento"
Il giorno dopo, però, Alfredo ha scoperto che il giorno saltato era il mio compleanno. Mi è sembrato che andasse in tilt: ha iniziato a scusarsi con, credo, qualche senso di colpa. E io, dall'altra parte, ero genuinamente perplesso (e quasi infastidito da quel suo dispiacere): perché scusarsi per una convenzione a cui io per primo non davo peso? Perché performare un senso di colpa sociale quando per me non c'era alcun problema reale? (non sto accusando Alfredo di essere una persona performativa)
Pochi giorni dopo ho sfogliato e ho iniziato a leggere il regalo che mi ha fatto, Lo Straniero, e mi è preso un colpo. In Meursault ho rivisto esattamente quel corto circuito: il rifiuto di recitare le emozioni che la società pretende che tu provi.
La trama in breve
Meursault, un modesto impiegato ad Algeri, vive con un’indifferenza disarmante. Gli muore la madre? Nessuna scena di disperazione. Gli propongono di sposarsi? "Se vuoi, per me è uguale". Poi, sotto il sole accecante e soffocante di una spiaggia algerina, commette un omicidio apparentemente senza motivo. Il vero processo che subirà, però, non sarà sull'atto in sé, ma sulla sua mancanza di conformismo emotivo: la società non gli perdona il fatto di non aver pianto al funerale della madre.
⚠️ SPOILER ALERT: L'ultimo capitolo e l'esplosione di Meursault
Se per tutto il romanzo Meursault appare quasi anaffettivo, piatto, addormentato nella sua routine e rassegnato agli eventi, l'ultimo capitolo ribalta completamente il tavolo con un cambio di tono memorabile.
In cella, a un passo dalla condanna a morte, Meursault riceve la visita del cappellano della prigione. Il prete tenta in ogni modo di convertirlo, di offrirgli la speranza dell'aldilà, di fargli provare il "pentimento" che la società attende da lui. Pretende di salvargli l'anima.
Ed è qui che Meursault rompe la corazza.
Con uno scatto di rabbia pura, urla in faccia al cappellano, lo afferra per la tonaca, lo strattona. È una scena violentissima e catartica. Non è la reazione di un uomo freddo o insensibile, ma l'esplosione di un uomo che rifiuta con tutte le sue forze le consolazioni artificiali, le illusioni morali e la falsità sociale. Meursault urla la sua verità: la vita è assurda, la morte è l'unica certezza e tentare di indorare la pillola con la religione o le convenzioni è una menzogna.
Dopo quell'esplosione di collera, torna la calma. Meursault si svuota di ogni rabbia, si apre per la prima volta a quella che definisce "la tenera indifferenza del mondo" e si avvia verso l'esecuzione finalmente in pace con se stesso.

Le mie paure (o di come Camus mi ha fatto da specchio)
Leggere questo libro mi ha fatto paura. Il motivo è semplice: ho rivisto molte di queste dinamiche in me stesso.
Spesso mi sono dato del "passivo" o dell'indifferente, perché il 90% delle mie relazioni finisce in modo completamente diverso rispetto a quello che la gente si aspetta. Quando una storia finisce, accetto la scelta. Non lotto, non faccio scenate. E per anni mi sono chiesto se questo fosse un mio limite o un errore.
Una volta una ragazza (che chiameremo Federica) mi disse che era rimasta spiazzata dal fatto che, dopo la rottura, io non avessi fatto nulla. Ma, razionalmente, cosa avrei dovuto fare? Supplicarla? Prometterle che sarei cambiato? E lei cosa avrebbe dovuto rispondere? "Ah, visto che me lo chiedi, allora passo sopra a quello che non andava"? No. Ho semplicemente accettato la sua decisione.
In passato mi hanno dato dell'insensibile perché non esibivo la mia tristezza, arrivando persino ad accusarmi di aver "recitato" amore per tutto il tempo. Niente di più falso. Dentro stavo male, soffrivo da cani e dalla disperazione ho sfiorato pensieri di cui mi sarei pentito. Rifiutarmi di fare il teatrino non era un modo per mostrare indifferenza.
Trovo molto più insensato il comportamento di chi interrompe una relazione solo per testare la reazione dell'altro, per vedere se "lotta". Se ci tieni, perché non ne parliamo? Perché usare la rottura come una trappola emotiva?
Lo Straniero mi ha aiutato a capire meglio questa spaccatura. Il punto non era scoprire se avessi ragione io o gli altri. Il punto era capire che esiste un modo diverso di vivere le emozioni senza per questo provarle meno.
Mi ha fatto chiedere: forse gli somiglio? La risposta è sì, ma con una differenza cruciale. Meursault è l'estremizzazione anestetizzata di questo meccanismo: lui non prova davvero nulla. Io, invece, le emozioni le provo fin troppo bene all'interno, ma mi rifiuto di recitarle all'esterno solo per compiacere le aspettative altrui.
Perché mi è rimasto addosso
Ripensando al mio compleanno, mi sono reso conto che ciò che mi aveva colpito non era tanto il comportamento di Alfredo quanto il meccanismo sociale che gli stava dietro.
Lui si sentiva in colpa perché, secondo le regole implicite della nostra società, un compleanno "va" festeggiato e un amico "deve" esserci.
Io, invece, quella regola non la sentivo mia. Non era una questione di avere ragione o torto. Era semplicemente un diverso modo di attribuire significato agli stessi eventi.
Naturalmente il mio episodio non è paragonabile a quello di Meursault. Sarebbe assurdo farlo. Ma mi ha aiutato a comprendere una delle intuizioni più potenti del romanzo: spesso non veniamo giudicati solo per ciò che facciamo, ma anche per quanto bene interpretiamo il copione emotivo che gli altri si aspettano da noi.
Ed è proprio questa idea ad aver reso Lo Straniero uno di quei libri che, una volta chiusi, continuano a lavorarti dentro.
Il verdetto
Lo Straniero è un libro affilato come un bisturi. mi ha insegnato che per Camus spesso la società preferisce un bugiardo che recita le emozioni giuste rispetto a una persona sincera che rifiuta di fingere.
Grazie ad Alfredo per questo regalo incredibile: anche se ha saltato il giorno esatto del compleanno, mi ha regalato una delle chiavi di lettura più lucide e potenti sulla natura umana.
Citazione simbolo: "Nulla, nulla aveva importanza e sapevo bene perché... Dal fondo del mio avvenire, durante tutta questa vita assurda che avevo vissuto, un vento oscuro risaliva verso di me attraverso anni che non erano ancora venuti..."
Prossime letture (non in ordine):
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The Inmates Are Running the Asylum: Why High Tech Products Drive Us Crazy and How to Restore the Sanity