Nove figurine Magiche
Recentemente è emerso un trend: scegliere nove carte che riassumano la propria storia. Non le nove più forti, non le "Power Nine" del valore economico, ma quelle che portano addosso i segni delle nostre dita, dei nostri viaggi e dei nostri errori.
C’è un momento preciso, nella vita di ogni giocatore di Magic, in cui il gioco smette di essere un semplice passatempo e diventa una cronologia. Non contiamo gli anni in numeri, ma in espansioni, banlist e mazzi che abbiamo amato fino a consumarne le sleeve.
Ecco le mie. Nove frammenti di un'ossessione che dura da una vita.
1. Thorn Elemental: L’Allucinazione Solitaria
Il mio primo contatto con il Multiverso non fu un torneo, ma un compleanno. Ricevetti lo Starter Deck della Settima Edizione. Ero troppo piccolo per comprendere la grammatica del gioco e non dico le priorità o lo stack, ma proprio il concetto di turni o il fatto che servisse un avversario. Così, trasformai quel regalo in un’allucinazione solitaria. Il Thorn Elemental non era una creatura da lanciare, ma il boss finale di un dungeon crawler che inventavo sul tappeto della mia camera. Mischiavo terre, artefatti e creature mettendoli a faccia in giù per creare percorsi oscuri: girare una carta significava attivare un mostro, trovare un monile o scovare un equipaggiamento. Prima di essere un gioco di strategia, Magic è stato per me un’esplorazione solitaria tra mostri celati e regole immaginarie.

2. Prole Stellare: Il Rito di Passaggio
Il passaggio dalla fantasia alla realtà ebbe il nome di un amico, Alfredo. Tornato dalle vacanze, mi raccontò di un gioco scoperto al mare e mi pose davanti a un bivio: il mazzo col Wurm o quello con la Prole Stellare (il celebre "Carote e Bastone"). Scelsi la Prole che comprai nella prima fumetteria in cui misi piede, un luogo che mi rapì all'istante. Qui smisi di inventare il mondo e iniziai a subirne le leggi. Ricordo Silvio T., il judge di sala: un ragazzo alto, con i dread, che incuteva un certo timore. Mi diede il regolamento e disse: “Vuoi imparare? Leggi questo. Se domani hai dubbi chiedi, ma il libro devi ridarmelo”. Fu una lezione fondamentale: le risposte dovevo trovarmele da solo (o comunque dovevo almeno provarci, poi una volta messo del commitment avrei potuto chiedere). Un approccio che ho fatto mio e che non ho mai abbandonato.

3. Zanne e Unghie: La Palestra
Il mio primo mazzo "serio" in Esteso. Kiki-Jiki, Vampiro di Mephidross e Triskelion. Fu la mia iniziazione alla spietatezza del competitivo. Zanne e Unghie era un imperativo categorico: se risolvevi quella magia, il mondo finiva. Fu una palestra brutale. Spesso poggiavo le carte dicendo “ho vinto”, ma l’avversario mi sfidava: “Spiegami come”. Cercavo di articolare come i danni in pila permettessero al Triskelion di auto-infliggersi danno per potenziarsi più velocemente di quanto morisse grazie ai segnalini doppi del Vampiro. Se non riuscivo a spiegare perfettamente la logica, perivo nonostante la combo fosse lì. Mi insegnò che non basta avere le risorse o sapere un concetto finale: devi capire come funziona e perché è cosi. Non puoi fermarti al "ho le combo, quindi ho vinto".

4. Mox di Cromo: Il Sacrilegio
Eravamo un manipolo di cinque o sette ragazzini, chiusi in fumetteria con l'unico scopo di vincere il torneo che ai tempi si chiamava cittadino e il PTQ. Quando la fame di testare nuovi mazzi superava le nostre finanze, proxavamo tutto. In quella confusione anarchica di pennarelli e carte comuni da pochi centesimi usate come supporto, scrivevamo "Isola" o "Foresta" sul retro di qualsiasi cosa. Un giorno, non ci accorgemmo che un Mox di Cromo era finito nel mucchio della "fuffa". Qualcuno ci scrisse sopra "Isola" con un tratto indelebile. È ancora oggi il mio aneddoto preferito sul valore intrinseco delle cose: nel pieno della foga agonistica, una terra base vale più dello scrupolo di controllare se stai profanando un pezzo da collezione.

5. Ink-Eyes, Servant of Oni: Lo Scudo Silenzioso
Ci sono carte che trascendono il tavolo da gioco. Ink-Eyes è una di queste. Il suo immaginario oscuro mi ha fatto da scudo durante gli anni della scuola, segnati da un bullismo feroce. Avevo un mazzo Ratti bellissimo, con tre copie di Ink-Eyes: una promo del pre release, una normale, una foil. Le regalai a Gianpaolo, un ragazzo più grande, in cambio di protezione contro un bullo che mi alzava le mani quotidianamente (una volta finii persino in ospedale). Fu un patto disperato, una moneta di scambio fatta di carte per poter respirare un po'. Alla fine cambiai scuola, ma il ricordo di quel Ninja resta legato a un momento in cui Magic è stato, letteralmente, una risorsa di sopravvivenza.

6. Palmo della Deviazione: L'Azzardo di Milano
Questa carta è legata a due momenti di ADRENALINA PURAAAA (cit. normie mid).
Al GP di Milano, in un meta dominato da Eldrazi e creature mastodontiche, decisi di giocare Mono Red con uno splash bianco per Lightning Helix. Di sideboard: quattro copie di Palmo della Deviazione. Fu un massacro. Vedere Emrakul perdere la partita sotto il riflesso del proprio danno (perché il Palmo non bersaglia la creatura ma la fonte) è un piacere che auguro a ogni giocatore almeno una volta.
Poi ci fu un PTQ, sempre in quel periodo. Il meta era invaso da mazzi Heroic che potenziavano una singola creatura fino all’attacco letale o di mono verdi con Polukranos. Ricordo il ragionamento della notte prima: "se tutta la loro strategia è pompare una creatura… perché non lasciarglielo fare? Anzi, perché non aiutarli a potenziargli le creature e poi riflettere tutto il danno addosso a loro?"
Costruii un mazzo totalmente assurdo attorno a quell’idea. Tenevo mani scandalose e mulligavo anche a quattro carte pur di avere il Palmo subito. E alla fine arrivò una Top 8, una delle più divertenti della mia vita competitiva, con un mazzo inventato di sana pianta, senza né capo né coda, ma sorretto da pura audacia.

7. Mago Fulminatore: Il Feticcio dell'Amico
Questa carta non appartiene a me, ma alla memoria di un vecchio amico. Ricordo la sua ossessione nel giocare il 4x di main in mazzi con Dark Confidant, Liliana e Tasigur. Era una follia ingegneristica: un mazzo pesantissimo dove ogni pescata di Confidant rischiava di ucciderti. Eppure, i suoi Fulminatori lo scortarono fino al Pro Tour di Atlanta. È la prova che l'ostinazione, se supportata dalla capacità di calcolare il rischio e dalla lettura corretta del meta (specialmente contro Tron), può ripagare.

8. Hooting Mandrills: L’Odore del Garage
Mi ricorda un periodo d’oro, quando l’università era ancora un impegno blando e Magic occupava ogni spazio. Quasi ogni giorno c'era un torneo, seguito immediatamente da un messaggio su WhatsApp per far partire un draft serale. Finivamo spesso in un garage (di Sandro ndr), a fare anche due draft a notte, chiusi lì dentro fino allo sfinimento. Eravamo "devastati" dal gioco, in una trance agonistica che non ammetteva pause. Quei Mandrilli Ululanti da pochi centesimi erano i nostri compagni di viaggio da primi pick in notti fatte di birre, fumo e sessioni infinite di gioco.

9. Splinter Twin: L’Ideale di Perfezione
Chiudo con Splinter Twin, il mazzo più bello che io abbia mai giocato. Era perfetto: aveva il controllo, la combo, la versatilità di Snapcaster Mage. È un amore per una carta ingiustamente bandita per anni e ora restituita a un meta forse troppo veloce perché possa brillare come un tempo. Eppure, resta lì, come il simbolo di un Magic che sapeva essere elegante e letale allo stesso tempo. Spero, un giorno, di poter risolvere quella combo ancora una volta con lo stesso spirito di allora.

Un abbraccio, Mario